Quando il dialetto marchigiano incontra la disco anni ’70
Al centro c’è una parola essenziale del lessico marchigiano:
Etimologia del termine “friche”
Il termine friche ha radici popolari e antiche, nate nel parlato quotidiano delle comunità dell’entroterra.
Si tratta di un vezzeggiativo femminile con sfumature affettuose: indica le piccole, ma soprattutto quelle che sanno già il fatto loro. È un termine che riconosce l’indipendenza, la vivacità e la prontezza delle bambine e delle adolescenti marchigiane.
Nella tradizione locale, “friche” non è mai una parola neutra: porta con sé una carica di simpatia, spontaneità e un pizzico di birbanteria. È un marchio identitario, un modo di dire che racconta un mondo fatto di vicinati, piazzette e storie di paese.
Dalle Friche agli Chic: il gioco di parole
Da qui nasce lo slancio creativo:
Le(s) Friche – C’est Chic, un chiaro riferimento alla hit del 1978 “Le Freak, c’est chic” degli Chic.
Un accostamento volutamente improbabile, che fa scintille, il folklore linguistico marchigiano si aggancia al glamour globale, creando un micro-manifesto street-pop.
Cool, frizzanti, fearless così le friche diventano icone
Nella nostra grafica, le friche non sono solo “bambine”: diventano figure di empowerment giovane.
Rappresentano quella combinazione speciale — tutta marchigiana — di:
curiosità
indipendenza
prontezza
intraprendenza
stile spontaneo
Sono le piccole protagoniste dei nostri borghi: voci, passi veloci, occhi svegli.
E adesso diventano pure chic, pop e un po’ punk.
Filosofia del dire e del disegnare
MarcheLove continua la sua missione: prendere parole vive del dialetto marchigiano e riportarle nel presente, nei linguaggi della cultura pop, della grafica contemporanea e dell’ironia collettiva.
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