La pesca, che per anni è stata l’attività prevalente dei civitanovesi, irta di sacrifici e di pericoli e legata strettamente al mare.
Il mestiere del pescatore – quello che Dante Cecchi ha voluto definire come “il contadino del mare” – rimanda anzitutto allo strumento marinaro che ha caratterizzato per secoli la costa marchigiana: la lancetta, la barca in uso prima dell’avvento della rivoluzione tecnologica, che ha apportato per tanta gente grandi miglioramenti nelle condizioni di lavoro e di vita.
Questa imbarcazione – in relazione al territorio prettamente marchigiano – veniva usata dai pescatori non solo di Civitanova, ma anche da quelli di Porto Potenza Picena, Porto Recanati e da quelli immediatamente a nord oltre il Conero e a sud fino a Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto. In uso almeno dalla metà dell’Ottocento fin verso gli anni Settanta del secolo scorso, la lancetta veniva chiamata “bragozzo” a Chioggia e “paranza” in Abruzzo e sembra che queste imbarcazioni abbiano avuto tutte la medesima origine: da una barca veneziana detta “rascona”. La lancetta, originariamente aveva la prua più slanciata e appuntita, ma pare abbia subìto notevoli mutamenti sia per l’uso specifico del genere di pesca cui era destinata ma anche in considerazione della particolare conformazione dei fondali e dei litorali delle nostre zone.
I marinai avevano quasi sempre un soprannome, come d’altronde si usa nelle nostre campagne ed ecco forse l’accezione del termine “contadino del mare”. L’usanza, stranamente, si era diffusa anche nel mondo della marineria, tanto è che anche gli strumenti essenziali di bordo venivano identificati con nomi di pronto apprendimento come la “palommella” che stava ad identificare un gallo se disegnato sulla vela, “la rota de lo carro” era il timone della barca, quasi fosse un biroccio di campagna… d’altronde nelle nostre campagne non c’è “lu timò” de lu carru? “Lu tirassegno” identificava i vistosi cerchi concentrici che apparivano spesso sulla vela, i gabbiani diventavano “li picciù”.
Come per le vele così i nomi dati alle lancette erano di diversa origine e significato. Alcuni erano legati alla famiglia di origine dei proprietari e così ecco Mamma Maria – Antonio figlio – Ulderico padre… oppure, quando si vantavano i pregi dell’imbarcazione, troviamo: Indomito, Invincibile, Trionfo, Sciccheria; dopo il primo conflitto mondiale si fece riferimento ai grandi valori di: Pace, Libertà, Speranza o – più in genere – si adottarono nomi di personaggi storici d’ogni tempo: Dante Alighieri, Nazario Sauro, Annibal Caro, Andrea Doria; né mancavano frasi scherzosamente allusive: Eppur si muove, Te lo dirò, Dio provvede, Sempre avanti e via discorrendo. Quando una lancetta veniva sostituita da un’altra più nuova non era difficile trovare: la Nuova Maria, Clemente rinnovato, Terzo Nuovo Mario ecc.
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