“(…)E che pensieri immensi,
Che dolci sogni mi spirò la vista
Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
Che di qua scopro, e che varcare un giorno
Io mi pensava, arcani mondi, arcana
Felicità fingendo al viver mio!
(…)”
Le Ricordanze – G. Leopardi
I “monti azzurri”.
Il poeta di Recanati, nei lunghi anni trascorsi nel borgo natale, era solito osservare dalla sua finestra l’Appennino umbro-marchigiano: montagne intangibili, eteree, quasi disegnate ma così distanti da dissolversi all’orizzonte nel cielo azzurro sopra di esse.
Leopardi, celebra la spettacolarità e la suggestione dei magici Monti Sibillini che, sfocati in lontananza, celavano alla sua vista “arcani mondi” e riempivano la sua mente di “pensieri immensi” e “dolci sogni”.
Il concetto di infinito spaziale e temporale. Un’ossessione ispirata in gioventù forse proprio dal variopinto panorama incorniciato dalla sua finestra e da quelle cime vaghe all’orizzonte che celavano alla vista l’immensità di quel paesaggio.


