Lo Jocà è tanto

Quando il gioco non è mai solo gioco

Cos’è ‘sto “lo jocà è tanto”?

Se sei cresciuto tra le colline marchigiane, avrai sicuramente sentito un anziano tirare fuori questa frase:

“Lo jocà è tanto.”
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Tu come lo dici? Ogni parola ha mille sfumature. Scrivici la tua versione o raccontaci una storia legata a questa parola.x

Letteralmente: “Il gioco è tanto.”
Traduzione semiotica a modo nostro: “Drama? Nah, let’s roll the dice instead”

Non è un invito a giocare, ma un commento che vibra di ironia. È quello che un nonno direbbe al nipote che gli snocciola un curriculum da multinazionale:
“Faccio il Personal Assistant & Company factotum presso la Pincopallo Spa.”
– Nonno, imperturbabile: “Eeh… lo jocà è tanto!”

Tradotto: “Boh, sarà pure lavoro, ma a me pare sempre una giocata a briscola”

Ironia contadina, filosofia urbana

“Lo jocà è tanto” non è solo un modo di dire: è un filo di saggezza travestito da presa in giro. In una regione dove la concretezza è legge (se semini, raccogli; se non semini, non raccogli), questa frase mette in discussione le sovrastrutture moderne. Tutto quello che non produce pane, vino o lavoro tangibile rischia di essere visto come “gioco”.
Ma attenzione: qui “gioco” non è solo stupidità. È anche serietà travestita da leggerezza: il gioco come linguaggio, come attività umana essenziale, come modo di costruire mondi e relazioni.

Semiotica del gioco serio

Dal punto di vista antropologico, questa espressione dice una cosa potente: il gioco è un’attività fondamentale della cultura. Lo diceva già Huizinga in Homo Ludens: il gioco è alla base della civiltà.
Quando un anziano marchigiano ti guarda e ti dice “Lo jocà è tanto”, sta dicendo due cose contemporaneamente:

  1. Che il tuo lavoro gli sembra astratto e poco concreto.

  2. Che il gioco – anche se sembra “poco serio” – è in realtà la forma più seria con cui gli esseri umani inventano il futuro.

Insomma: ti prende un po’ in giro, ma sotto sotto riconosce che nel gioco c’è sempre un pezzo di verità.

Saggezza marchigiana

C’è un lato ribelle in tutto questo: ribaltare la serietà e ricordarti che, alla fine, anche il lavoro più figo o complicato può sembrare un gioco inutile agli occhi di chi ha passato la vita a fare i conti con la terra.
Ma c’è anche saggezza: il gioco non è mai solo sciocchezza. È anche spazio di libertà, creatività e sopravvivenza.

Perché amare “lo jocà è tanto”

Perché è una frase che ti rimette coi piedi per terra (anzi, nella terra marchigiana). Ti ridimensiona, ti prende in giro, ma allo stesso tempo ti ricorda che il gioco è parte della vita. Che sia briscola al bar o strategie aziendali in ufficio, il confine è sempre sottile.

E ora tocca a te!

Come si dice nel tuo dialetto o nella tua lingua? Hai qualche aneddoto, ricordo o storia legato a questo detto/argomento ?

Raccontacelo nei commenti! Siamo curiosi di conoscere le tue esperienze e scoprire come la cultura locale lascia il segno anche nelle piccole cose. Scrivici, perché ogni storia arricchisce le nostre radici!

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