CO CHI FAI L’AMORE? – le domande “scomode” delle nonne marchigiane
“Co chi fai l’amore?” è una delle più emblematiche e affettuose forme di curiosità che le nonne, le zie e, in generale, le “Vergare” (le figure femminili di potere nella famiglia contadina) rivolgono ai giovani. È un modo diretto e colloquiale per chiedere con chi ci si frequenta, se si è fidanzati o se si ha una relazione. Dietro a questo interrogativo, che può apparire invadente ma che è carico di tenerezza, c’è la curiosità tipica delle famiglie marchigiane verso le storie d’amore dei loro nipoti.
L’espressione deriva dall’italiano, ma nel dialetto marchigiano acquista un tono molto più familiare e scherzoso. “Fare l’amore”, in questo contesto, non ha il significato moderno di intimità fisica, bensì rappresenta l’idea di avere una relazione romantica o di frequentarsi con qualcuno. Nelle Marche, e soprattutto nelle famiglie di stampo contadino, il legame affettivo tra parenti era ed è forte, e queste domande erano (e sono tuttora) un modo per sentirsi vicini, condividendo e partecipando alla vita sentimentale dei più giovani.
Se si torna a casa dopo tanto tempo, ci si riunisce per una cena di famiglia soprattutto durante le feste, quasi sicuramente la nonna o la zia ti accoglierà con un: “Allora, co chi fai l’amore?”. È un modo divertente e diretto di chiedere informazioni sulla tua vita sentimentale. Spesso, questa domanda non richiede una risposta seria; basta un sorriso o un “non c’è nessuno” per far sì che le donne di famiglia comincino a speculare e fantasticare sui possibili futuri fidanzati o fidanzate.
Questa espressione è anche legata a una forma di controllo sociale, che era tipica delle comunità rurali, dove tutti conoscevano tutti. In questi contesti, sapere con chi si sta frequentando qualcuno significava anche rassicurarsi sul buon andamento delle relazioni all’interno della comunità.
Tuttavia, l’uso moderno di questa espressione è diventato più scherzoso e affettuoso, un ricordo dei tempi in cui i fidanzamenti erano quasi un affare di famiglia, ma che oggi viene detto con un tono ironico e amorevole.


